Un progetto colossale, un giovane imprenditore con un sogno nel cassetto, un obiettivo quasi impossibile… Riuscirà Ocean Cleanup a salvare gli oceani?

di Ludovica Celletti e Luca Sfrecola 

Ocean Cleanup: l’obiettivo è sviluppare una gigantesca barriera che sfrutti le correnti per intercettare oggetti e frammenti di plastica.
Secondo Boyan Slat, giovane imprenditore olandese (nato nel 1994) e ideatore di questo progetto, per contrastare l’annoso problema delle plastiche nei mari serve prendere coscienza del fatto che si debba partire da una combinazione di educazione e pulizia. Quest’iniziativa consiste in una sorta di strascico che imprigiona la plastica, una piattaforma ancorata al fondale in attesa che siano le correnti a portare la plastica in superficie (vedi qui il video).

Tale struttura non necessita di carburante, ma al contrario si nutre di energie rinnovabili, abbattendo così i costi e le emissioni di CO2. Slat afferma che, in questo modo, con 24 strutture di questo tipo sarebbe possibile pulire un intero oceano e la quantità di rifiuti raccolti in un giorno riempirebbe ben 6 container.

Il progetto, fondato nel 2013, a distanza di tre anni ha cominciato a dare i suoi frutti, anche grazie al supporto del governo olandese e di un’organizzazione specializzata nella costruzione di infrastrutture marine. A giugno 2016, nel Mare del Nord è stato posizionato il primo prototipo, formato da una barriera lunga 100 metri, quindi molto più di quanto si pensasse in passato

Negli anni successivi il piano operativo ha avuto molti risvolti, fino ad arrivare, nel luglio 2018, alla prima prova sul campo con le attrezzature definitive denominata System 001. L’operazione, partita dalla baia di San Francisco, ha come obiettivo il raggiungimento della meta prestabilita, situata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico.
Tanta la tecnologia a bordo della struttura: il sistema anti-collisione, le videocamere, la connessione satellitare e dei sensori che informeranno sulla quantità di plastica raccolta. Quando il sistema sarà arrivato alla sua massima capienza, verrà raggiunto da una nave/spazzino che raccoglierà la mole di rifiuti e la riporterà a terra

Slat, in un’intervista rilasciata alla CNN, ha dichiarato: “Vogliamo catturare la plastica, non i pesci. Stiamo provando a risolvere un problema ambientale, dobbiamo quindi essere sicuri di non crearne uno più grande dove operiamo”
In più, gli oceani sono dei luoghi incredibilmente avversi dove si scatenano forti tempeste, uragani e violente mareggiate, che potrebbero quindi danneggiare l’impianto del sistema, causando corrosioni o falle.

Secondo le statistiche, grazie al System 001, si potranno rinvenire circa 55 tonnellate di plastica all’anno, un quarto della spazzatura presente nella “Great Pacific Garbage Patch”, un’area grande tre volte più della Francia, avente la più alta concentrazione di plastica al mondo.
Riuscirà Ocean Cleanup a salvare gli oceani?