A pochi chilometri dalla nostra scuola, ecco un importante sito con il suo “cimitero degli elefanti antichi”, che permetterà ai visitatori di fare un tuffo nella Preistoria

di Silvia Orani

 

Un luogo interessante – ma poco conosciuto – è il sito preistorico della Polledrara di Cecanibbio, considerato tra i siti archeologici più importanti d’Italia per il notevole ritrovamento di ossa e reperti, situato nella campagna a nord ovest di Roma, tra la via Aurelia e Boccea.

Si tratta di un’area archeologica riportata alla luce nel 1984 e, grazie al suo ottimo stato di conservazione, nel 2001 il Ministero dei Beni e delle attività culturali ha deciso di stanziare fondi che permettessero la musealizzazione del sito e perciò la sua accessibilità ai visitatori.

Il museo è costituito da una struttura metallica che ricopre 900 mq del deposito pleistocenico: qui i turisti possono visitare il complesso camminando su di una passerella sospesa, ammirando ciò che rimane dell’antico alveo fluviale e dell’ambiente palustre. In quest’area sono conservati oltre 20.000 resti di mammiferi ormai estinti, quali l’elefante antico, il bue primigenio, il cervo elafo e molte altre specie animali. 

Il ritrovamento più importante, avvenuto durante la campagna degli scavi datati tra il 2006 e il 2014, ha riportato alla luce i resti ossei di un esemplare di elefante antico, rimasto intrappolato nella fanghiglia dell’area palustre.

Non meno importante è il ritrovamento di oltre 600 oggetti lavorati e un molare da latte umano, che hanno permesso agli studiosi di avvalorare lo stanziamento sul territorio del nostro antenato ovvero l’Homo heidelbergensis.

Si trattava di un homo sapiens arcaico, con una calotta cranica più sviluppata, una struttura ossea massiccia quasi al pari dell’uomo moderno, che raggiungeva altezze notevoli per la sua specie, quasi 175 cm.

A seguito di approfondite ricerche, gli studiosi ritengono che l’Homo heidelbergensis, avvicinatosi all’area palustre dove giaceva lo scheletro dell’elefante antico, abbia sfruttato l’occasione per macellarne alcuni pezzi e utilizzare i frammenti ossei per ricavare materiale e costruire arnesi di uso quotidiano.

La scena dell’elefante intrappolato e altre ricostruzioni ambientali e faunistiche di 300.000 anni fa sono state ricostruite e proposte al visitatore attraverso pannelli appositamente installati nel museo.

Quest’area permetterà al visitatore di fare un tuffo nel profondo passato e tornare lì dove tutto ha avuto inizio: talvolta è importante tornare alle origini, per assaporare maggiormente le conquiste che ci hanno permesso di arrivare ai nostri giorni, con gli agi e comodità cui siamo tutti abituati