Nel 2021 si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e i nostri studenti hanno voluto celebrare il Sommo Poeta in un dibattito che inquadra la sua figura tra passato, presente e futuro

di Marta Venanzi

In occasione dei 700 anni dalla scomparsa del Sommo Poeta, la nostra scuola ha organizzato un dibattito per poter discutere riguardo la modernità del grande autore. Hanno partecipato due studenti del quarto anno di liceo scientifico (Daniele Sansuini e Raoul Passamonti) e due del quarto anno di liceo classico (Elena Ranocchia e Lorenzo Cirelli).

Buongiorno a tutti e grazie per la vostra disponibilità! Vi spiego come sarà strutturato il dibattito: vi farò una sola domanda iniziale, in modo tale da non limitare gli argomenti. La domanda è la seguente: “Consideri Dante un poeta moderno?”. Vi faccio un esempio: Dante potrebbe essere considerato moderno per la sua reazione nel canto V alla confessione di infedeltà di Paolo e Francesca. Avere compassione non solo per un uomo che ha oltrepassato il legame con il fratello, ma soprattutto per una donna traditrice, è un tratto moderno. Chi vuole iniziare?

Elena: La prima cosa che mi viene in mente è che molte persone associano il personaggio di Dante, giustamente, all’uomo che incarna il Medioevo. Sappiamo che è un personaggio immerso nella sua epoca, religioso, ma in effetti possiamo considerarlo anche vicino a noi. Riprendendo il Canto V, Dante riconosce che Francesca sia una peccatrice, ma nonostante questo sviene, mosso dall’umanità, e perciò è un personaggio che appare molto umano. Per citare un altro esempio, giacché stiamo studiando il Purgatorio, nel canto IV Dante incontra il suo vecchio amico Belacqua e prova ad abbracciarlo, oppure nei XXIII e XXIV incontra Forese Donati che, nonostante appartenesse alla fazione nemica (guelfi neri), lo commuove. Quindi la modernità di Dante si percepisce nella sua “humanitas” e nella figura delluomo che espone, cioè quella di un essere imperfetto, peccatore ma con la possibilità di redimersi. 

Daniele: Per me Dante ha realizzato la Divina Commedia rendendola non solo attuale dal nostro punto di vista, ma anche dal punto di vista del suo tempo. All’interno del canto I, per esempio, egli riporta – tramite le figure della lonza, la lupa, il leone, ecc. – tutti i vizi dell’umanità, che possono essere scovati nell’uomo moderno così come nell’uomo medievale. L’invidia è il vizio più grave secondo Dante, riportata nel canto XIII, e questi peccati racchiudono l’intera umanità, e rendono l’opera attuale. Un’altra caratteristica moderna è la capacità di inserire l’argomento politico (come nel canto VI). Inoltre, a mio parere, nell’opera troviamo anche un velato pessimismo nei confronti dell’’umanità, altro tratto odierno.

Raoul: Io penso che voi abbiate alzato troppo l’asticella. Personalmente, vorrei dire soltanto cose riguardanti la mia opinione, non la letteratura, la storia o in generale la parte scolastica. Vorrei, perciò, compiere un ragionamento con voi, nel vedere Dante nella sua opera sia come personaggio, che come pensatore esterno. Ciò che penso è che Dante, a oggi, possa essere rivisitato. Per esempio, quando la professoressa Valentino cita il canto V, si può immaginare che Minosse sia un cowboy, con la sua coda lunga, che decide i Cerchi dei peccatori. Per me qui si trova l’attualità: poter rivisitare le parole di Dante, modernizzarne le tematiche e portarle a un livello più basso. Perciò, perché soffermarsi sulle sue singole attività letterarie, quando si può arrivare a pensare a tutt’altro, ovviamente senza diffamare la grandezza del personaggio?

Lorenzo: Secondo me, quello che tutt’ora ci affascina di Dante è questa sua immersione nel suo tempo, che appunto non fa di lui un uomo moderno, ma dall’altra parte egli ha avuto la capacità di rendersi eterno, e quindi compreso dalle varie epoche. Alla fine, quasi tutti i più grandi autori, a partire dal 1400, si sono confrontati con la grandezza di Dante. Sicuramente, quindi, Dante si divide tra l’essere un uomo del suo tempo e il “consegnarsi” agli uomini di altre epoche. La trattazione di Dante quindi, in qualche modo, è fatta di un uomo medievale, ma al tempo stesso ci accumuna tutti, come nella morte: egli incarna nelle sue opere il ”confronto” che ogni uomo ha con la morte e con quello che c’è dopo. Come diceva Heidegger, filosofo del 1900, “davanti alla morte la vita assume un senso, l’esserci, e perciò il valore universale, che Dante vede con il suo occhio ma che passa anche attraverso tutta la nostra storia, è ciò che più dovremmo considerare come argomento principale. Da una parte l’etica, dall’altra l’emozione, la poesia di Dante è vibrante, e può passare, parafrasando quello che ha detto Raoul, da un piano basso, popolare, alle grandi parole (“così la mente mia, tutta sospesa, mirava fissa, immobile e attenta, e sempre di mirar faceasi accesa”, Canto XXXIII Paradiso). Insomma, egli ha una gamma tematica davvero ampia, ed è uno degli aspetti per i quali possiamo non considerarlo moderno, ma continuare ad apprezzarlo. 

Elena: Mi viene in mente che, paradossalmente, la parola attualità è stata utilizzata per la prima volta da Dante nel Convivio. Egli contribuì anche alla nascita di quella che poi sarebbe diventata la nostra lingua, diede importanza al volgare, e utilizzò ogni tipo di registro, perciò è un autore davvero importante anche per aiutarci a capire come siamo arrivati all’italiano moderno.

Lorenzo: Sono d’accordo, Elena ha fatto bene a metterlo in evidenza, l’aspetto linguistico è uno dei più lampanti. Trascende davvero i secoli, Dante è il primo vero italiano nella lingua. La poesia dantesca parla di un’umanità che oltrepassa i secoli, in contrapposizione, per esempio, a Petrarca. 

Raoul: Vorrei riallacciarmi un attimo al mio discorso e farvi vedere un fumetto (intitolato “Divina Commedia – quasi mille anni dopo” di Feudalesimo e Libertà, ndr). Tutto ciò che si trova qui dentro è il frutto dell’immaginario collettivo creato sotto la stesura dell’opera. Tutto ciò che vediamo scritto è attuale, nella forma politica o sociale, ed è un approccio nella cultura moderna di ciò che scrisse Dante. Questo è ciò che intendevo, saper reinterpretare un’opera è il modo migliore di modernizzarla.

Daniele: Io volevo aggiungere una tematica che parte dalla vita personale di Dante e si riflette anche nella Divina Commedia: il legame con la patria, che se vogliamo  è anch’esso simbolo di attualità. Sappiamo che Dante verrà esiliato, si definirà “florentinus natione, non moribus” (fiorentino di nazione ma non di costumi), poiché esiliato, a suo parere, ingiustamente. Il suo amore per la patria lo farà sperare, per tutta la vita, di tornare a Firenze, e fondamentalmente questo suo legame lo si può notare anche in vari canti, come nel momento in cui esalta la figura di Farinata degli Uberti che, nonostante fosse ghibellino, si era battuto per la città. L’ammirare un uomo che ha combattuto per Firenze, indipendentemente dal suo schieramento, esalta l’amore di Dante per la patria.

Lorenzo: Riguardo a quello che è stato detto sulla patria, vorrei fare una domanda a Daniele: secondo te come si può coniugare il pensiero ristretto di Dante alla società globalizzata odierna?

Daniele: Tramite il fatto di pensare al bene della comunità, al bene del territorio in cui si vive tutti insieme. Attualmente ci troviamo in un periodo in cui siamo tutti molto più uniti, il territorio mondiale è legato politicamente e ci sentiamo più, per così dire, cittadini del mondo. 

Lorenzo: Secondo me invece, ripartendo proprio da Dante, dovremmo riscoprire l’interessamento del cittadino per la propria patria, piuttosto che per il concetto generalizzato del mondo intero. 

Elena: Volevo aggiungere una cosa riguardo questo argomento. Ovviamente Dante provava affetto verso la patria, come abbiamo potuto vedere ad esempio nei romani o nei greci, che vivevano per partecipare alla vita politica e per contribuire allo stato. Come ci dice Solone, “il male alla fine entra nella casa di ognuno”, quindi un valore che abbiamo perso in questi ultimi tempi è la partecipazione attiva alla vita politica. A mio parere, la politica viene attualmente considerata come un mestiere, un qualcosa che debba generare solo il profitto del singolo e non si guarda più alla collettività o ai valori di una vera nazione. Il patriottismo poi, ovviamente, può anche diventare qualcosa di negativo, può scatenare guerre, ma dall’altro lato può essere positivo, poiché crea una nazione unita dal benessere, dalla partecipazione e dal senso civico, cioè quello che si sta perdendo.

Daniele: Elena mi ha fatto ragionare su un altro aspetto, cioè quello della perdita di partecipazione politica. Volevo puntualizzare che Dante, infatti, lha citata nel canto III dell’Inferno, parlando dei pusillanimi: coloro che non prendono posizione, che non intervengono, sono dannati. 

Lorenzo: Si, assolutamente. Poi, rispetto a quello che diceva Elena, effettivamente la politica non è una professione, e la dovremmo riscoprire proprio come un interesse comune. Dovremmo ripartire dall’esaltare le virtù di ognuno, tra le quali quelle politiche, e indirizzarle alla politica. Il termine viene da polis, che a sua volta viene dal greco Πολύς (molti), se noi la interpretiamo in maniera individuale non potrà funzionare, c’è bisogno della nostra partecipazione, come effettivamente faceva Dante. Un altro aspetto sul quale vorrei soffermarmi è che, nel momento in cui Dante viene esiliato, non si dispera, anzi continua a viaggiare, a prendere commissioni, a scoprire l’Italia. Secondo me questo è riconducibile a un nostro stile di vita, che potrebbe favorire il nostro discorso: la conoscenza di aspetti sconosciuti della nostra società, potrebbe restituire quel respiro politico che il poeta già possedeva. 

Bene ragazzi, ora – se nessuno vuole aggiungere altro – ampliamo il discorso riguardo il doverci interessare molto di più alla politica. Voi cosa ne pensate dei nostri coetanei? Voi stessi, le persone che conoscete, si interessano particolarmente? Quanto pensate sia importante farsi un’idea, schierarsi, anche se ancora non possiamo partecipare attivamente tramite il voto?

Daniele: Dipende. Alcuni, per esempio, se ne interessano, ma in maniera sbagliata. La maggior parte dei nostri coetanei gioca molto sugli estremismi, quindi si perde quello che è il senso di politica in sé. La politica, per me, è un insieme di persone che lotta per un bene comune. Quando si sfocia negli estremismi, la maggior parte delle volte si pensa solo al proprio, e perciò l’aspetto sociale viene travisato. 

Sì, se ci fate caso, esiste anche “l’interessamento da giustificazione”, come lo chiamo io, che coinvolge la cerchia di persone che si interessa solo per cercare qualcosa che non vada. Per esempio, in questo periodo di pandemia, ad ogni decreto si trovano più aspetti di cui lamentarsi. Il problema è che, una volta che viene chiesto ai cittadini malcontenti “tu cosa faresti? Quale sarebbe la tua soluzione?”, allora non si riesce ad arrivare a un punto. Quindi l’interessamento da giustificazione è il trovare un motivo per essere scontenti, per poter accusare.

Daniele: Sono d’accordo. Anche il fatto che, talvolta, ci si interessa  anche per “sentito dire”, per luoghi comuni, è una realtà. Ci sono persone che magari non sono ben informate e si basano solo su quello che ascoltano intorno. 

Lorenzo: Ricollegandomi a quello che ha detto Marta sull’”interessamento da giustificazione” – bella espressione – esso è anche frutto di un malessere che non si riesce a interpretare, e per il quale arriviamo a puntare il dito contro qualcosa che, in realtà, non riusciamo a comprendere completamente. L’errore di molti è, perciò, quello di lanciare la pietra il più vicino possibile, per essere sicuri di colpire, mentre quello che ci dice Dante è che in qualche modo, in realtà, tutta l’umanità ha un filo conduttore, che per l’autore è la morte. Se fossimo capaci di collegare le nostre sorti con quelle di tutta l’umana specie, forse sarebbe più facile trovare delle soluzioni. Un grande sociologo polacco, Zygmunt Bauman, diceva che i giovani cercano un leader, una figura che dia un senso di certezza nel loro malessere, e che allo stesso modo conceda la libertà. Certo, è anche uno dei motivi per cui i giovani sono portati all’estremismo: l’aver bisogno di una politica schematica, anche dura se vogliamo, da seguire. La nostra età, alla fine, è quella dei dubbi, dell’incertezza.

Raoul: Io sono piuttosto d’accordo sul fatto che ai giovani manchi qualche figura importante. Ricollegandoci al passato, ci sono stati molti pochi casi di leader in grado di guadagnare la fiducia del popolo. Il fatto che ci siano dei leader di fazioni opposte non comporta che i giovani debbano abbassarsi a un livello tale da confonderli con persone infime, che cercano soltanto di trarre a loro più persone possibili. Secondo me, per parlare di politica bisogna studiare la storia, essa getta le basi, le fondamenta per comprendere lo stato attuale e le varie sfumature. Io personalmente non parlo quasi più di politica,  è quasi scontato, perché è ormai l’unica preoccupazione, quindi l’unico sistema da accusare. Invece, molte persone dovrebbero prima capire cosa significa porsi dei dubbi riguardo una concezione di stato, non aggregarsi alla massa. Bisognerebbe imparare dalla storia, piuttosto che avere nozioni casuali. 

Elena: Volevo dire che i giovani, come diceva anche Marta, accusano la capacità del sistema politico di trovare determinate soluzioni, quando sono i primi a contraddirsi. Mi viene in mente il movimento dei Fridays For Future, per il quale molti giovani si sono mobilitati per rivolgere critiche al sistema, allo sfruttamento eccessivo delle risorse e al capitalismo che distrugge l’ambiente, ma in pochi si preoccupano di cercare una via d’uscita. La maggior parte pensa soltanto a protestare, ma non sa come migliorare la situazione.

Lorenzo: Facendo un esempio, Dante scrive di Ulisse, nel canto XXVI dell’Inferno, che si rivolge ai suoi compagni dicendo: “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”, quindi non è importante il dire, ma il sapere. Raoul diceva giustamente che un leader non è necessariamente una figura negativa, pensiamo solo a Pericle, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Ottaviano. Il problema è che, una volta che la popolazione conosce i suoi leader, non li rispetta, in quanto cerca una figura da ammirare, non che le assomigli. 

Daniele: Ricollegandomi alla celebre citazione “fatti non foste per viver come bruti …”, credo che Dante ci abbia comunicato proprio che l’uomo deve conoscere, la sua caratteristica principale dovrebbe essere l’inseguire il sapere, ed è un grande aspetto da far emergere dalla Divina Commedia.

Apriamo un altro argomento, dato che ne abbiamo parlato poco: il tema amoroso in Dante. A mio parere, andrebbe analizzato meglio. Qual è il vostro pensiero? 

Daniele: L’amore in Dante per me viene concepito sotto due aspetti diversi: l’innamoramento che porta ad avere un cor gentile, e la divinizzazione della donna amata, “figura Christi”, che conduce l’uomo alla conoscenza di Dio. Dante condanna l’amore carnale, terreno. Al giorno d’oggi si è persa molto quella visione di amore virtuoso, mentre è più frequente l’amore passionale. 

Raoul: Ricollegandomi alla domanda iniziale, riguardante la modernità di Dante, io trovo che l’amore dantesco sia la visione meno attuale in assoluto. Ad oggi, la comunità sta abbandonando la fede, si sta avviando verso una nuova era di atei, e quindi la visione della donna amata come “figura Christi” non può essere quasi più considerata. Io credo che l’amore sia un’emozione prettamente umana, non legata alla sfera celeste, ma all’anima delle persone e a ciò che le lega. Conoscendolo e avendolo provato, penso che la visione post-Dante del sentimento amoroso sia la più giusta. Una volta abbandonato il divino, l’essere umano è arrivato a un punto di svolta, che lo rende in grado di arrivare alla completezza, ad essere completamente antropico. 

Elena: Io volevo aggiungere qualcosa rispetto a ciò che ha detto Raoul. Ovviamente anche per me l’amore di Dante non è quello concepito da noi. Egli, come abbiamo visto, è un uomo del suo tempo, per lui l’amore è qualcosa che lo deve portare a Dio, alla beatitudine. Ma, a mio avviso, Dante in questo caso può essere anche moderno. Il sentimento è platonico, si rallegra anche solo di un semplice saluto, e dà la sua visione personale delle emozioni. In più, un aspetto importante è l’amore puro, che porta alla nobiltà d’animo, come egli afferma. Nell’epoca moderna, il sentimento amoroso è spesso sottovalutato, non si arriva a conoscere nel profondo la persona che si ama, mentre Dante ci ricorda la sua importanza. 

Lorenzo: Alla fine è vero, Dante è un uomo, e se alla fine del canto V ci commuoviamo (“amor ch’a nullo amato, amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona”), allora la sua visione può essere ritrovata anche in noi. Dante è universale, parla di argomenti che tutt’ora ci emozionano, così come Saffo o Catullo. Se l’amore viene provato da un uomo, allora tutti gli uomini lo provano allo stesso modo ma, come dice Elena, solo i puri di cuore provano amore nella sua forma più grande.

Ragazzi, vi ringrazio davvero per la vostra partecipazione, è stata particolarmente preziosa. Il dibattito è stato esaustivo, ricco di argomenti e tematiche interessanti. Abbiamo omaggiato l’incredibile figura di Dante. Grazie ancora a tutti, buon 2021!